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Giuditta Siena
Artista: Domenico Beccafumi
Anno: 1506-1507
Collocazione attuale: Collezione Chigi Saracini
INFORMAZIONI DESCRITTIVE
La prima figura di una serie di tre, Giuditta è raffigurata mentre tiene per i capelli la testa insanguinata di Oloferne.
Nel Medioevo, Giuditta simboleggiava già la fedeltà, la castità e la continenza che trionfavano sull'orgoglio e la lussuria dei Babilonesi. Per comprendere l'origine di questo simbolo, bisogna risalire alla narrazione biblica. Nell'Antico Testamento, il Libro di Giuditta sottolinea l'esemplare pietà dell'eroina, ma anche la sua castità di giovane vedova che rimase quattro notti nell'accampamento del generale senza perdere la sua purezza. Nel diciottesimo anno del regno di Nabucodonosor II, la Giudea fu conquistata da Oloferne, che agiva per conto del re, il quale desiderava annettere le terre circostanti al suo impero e farsi adorare lì come unico Dio.
Oloferne e i suoi uomini assediarono presto Betulia e si impadronirono della sorgente che riforniva d'acqua la città. Lo stratagemma mirava a costringere la popolazione ad arrendersi agli invasori. Esausti e rassegnati, gli abitanti si radunarono attorno a Uzzia, il principe della città; decisero di pregare il loro Signore Dio per cinque giorni, dopodiché si sarebbero arresi agli Assiri se non fosse giunto loro alcun aiuto.
È in questo contesto che interviene Giuditta, una giovane donna bella e saggia, profondamente pia sin dalla sua vedovanza tre anni prima. Incontra Uzzia e alcuni degli ex capi della città, condividendo con loro un piano, senza rivelarne la natura, per salvare il suo popolo. Vestita con i suoi abiti più belli, Giuditta raggiunge l'accampamento di Oloferne; spiega al generale il suo piano di ispirazione divina per consegnare gli Ebrei nelle sue mani.
Convinto dalla saggezza delle parole della giovane donna, e ancor più affascinato dalla sua bellezza, Oloferne le concede completa libertà, permettendole persino di lasciare l'accampamento ogni sera per adorare il suo Dio. La quarta sera, Oloferne dà un grande banchetto, al quale sono invitati i suoi ufficiali e Giuditta, che ha conquistato la sua fiducia. Al termine del pasto, l'eroina viene lasciata sola nella tenda con Oloferne accasciato sul letto, ubriaco. Questo è il momento ideale per attuare il suo piano; ella invoca silenziosamente Dio, poi, mettendo in atto questo piano, taglia la testa di Oloferne prima di portarla via nella sua fuga.
Giuditta![]()



